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Glasgow Necropolis
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“There is a crack in everything. That’s how the light gets in”
Edinburgh, March 2014.
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becks28nz:

Mummy or Father by Jonathan Lynch        
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a.k.a.b.
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I vantaggi della maturità

Questa mattina, in un punto improbabile di una città  che non è neanche la mia, ho incontrato una mia ex compagna di liceo, che neanche ci vive o ci studia in quella città, ma era lì per caso.

Siamo rimaste per qualcosa come due ore a parlare del più e del meno, delle nostre vite, di quanto siano cambiate le cose da quando abbiamo finito le superiori. Sta di fatto che io e lei, durante i cinque anni di liceo, non ci siamo praticamente mai rivolte la parola, o meglio, ero io a non rivolgere la parola a lei, in quanto la consideravo una persona per nulla interessante.

Questa piacevole chiacchierata mattutina mi ha fatta pensare a quante cose abbia sbagliato nella mia vita e in particolar modo nella mia adolescenza e che, se si dà loro un’opportunità, anche le persone apparentemente più insignificanti possono avere qualcosa di interessante da dire. 

Per non diventare eccessivamente retorica e passare al concreto, da adolescente ho sempre avuto la tendenza a passare (a sprecare, delle volte) il mio tempo con persone che consideravo alla mia altezza, dal punto di vista intellettuale, culturale, ma non solo, davo molto credito anche a fattori estetici, cioè, se non apprezzavo il tuo modo di vestire, per dire, eri automaticamente tagliato fuori.

Ora non è che voglia giustificarmi, ma riguardo all’ultimo punto la questione non era prettamente materiale, ma quasi ideologica: in quella fase della mia vita ero infatti convinta  che il modo di vestire di una persona potesse in qualche modo esprimere la sua personalità. Se ti vesti male, sei automaticamente una brutta persona, per semplificare.

Vi sembrerà assurdo, ma nel mio caso funzionava pure. Non sono mai stata una di quelle adolescenti che sono un tutt’uno con le loro minigonne e abitini firmati. Non è che volessi affascinare il mondo con scollature audaci e stacchi di coscia, anzi, il mio obiettivo era quello di allontanarlo il più possibile. 

Insomma, volevo dare l’impressione di essere una dura tanto nell’abbigliamento, quanto negli atteggiamenti e giravo con anfibi antisommossa, chiodo di pelle e facevo fuori una matita nera per gli occhi a settimana (beh, a dirla tutta oggi indosso lo stesso chiodo di pelle di otto anni fa, le doctor martens e la tshirt dei Black Flag, quindi da quel punto di vista non è cambiato molto, a parte lo zainetto della Marvel, che aggiunge al tutto un tocco di ridicolo e il fatto che non mi trucchi più).

Che poi ero una dura dal cuore tenero: salivo sul pullman con strafottenza, senza mai fare il biglietto, giustificata dal fatto che tanto il servizio bus fa schifo, ma poi lasciavo il posto alla prima vecchietta che saliva, scavallavo la bigiotteria nei negozi, che tanto si ossida subito, quindi perché pagarla, e poi facevo l’elemosina ai poveri (Per inciso, non mi hanno mai sgamata, solo una volta in bus, ma il biglietto volevo farlo, solo non avevo più soldi perché avevo liquidato tutto, probabilmente in gin-lemon, il venerdì precedente. Ci terrei anche ad aggiungere che ora ho un abbonamento del pullman e la bigiotteria la pago, lascio ancora il posto alle vecchiette e faccio l’elemosina quando posso, quindi mi avvicino il più possibile al comune ideale di onestà. Chiuso l’inciso).

Poi ecco, tornata nella mia città, mi sono successe un po’ di cose inusuali, almeno se ti chiami Giuditta B. e la sfiga in genere ti attanaglia:

1. raggiungo il primo distributore automatico di sigarette, dato che avevo già superato il mio limite massimo di rapporti umani giornalieri e non avevo voglia di parlare al tabaccaio, mi abbasso per recuperare il mio pacchetto di winston blue e ci trovo due euro di resto lasciati da qualcun altro;

2. prendo il bus (in genere, a quell’ora, tutti gli studenti di tutte le scuole elementari, medie e superiori dell’universo, escono da scuola e si precipitano inspiegabilmente sul 6) e trovo posto, nessuna vecchietta all’orizzonte, quindi mi siedo tranquilla e vado avanti a leggere il mio libro;

3. sempre in bus, un ragazzino, ad occhio e croce sui 15 anni, mi urta la spalla con lo zaino, si volta, mi chiede scusa (e già lì è una bella conquista) e mi fa i complimenti per la maglietta (a quelli che dicono che le nuove generazioni sono senza speranza, vorrei chiedere se loro i Black flag li conoscono).

4. attraverso l’isolato che mi separa dalla fermata del bus a casa mia e, in genere lì c’è questo cane, che non so se abbai dietro tutti, ma sicuramente in mia presenza dà il meglio di sé. Comunque, il cane in questione mi fissa e, per la prima volta in quasi sette anni che lo incontro tutti i giorni, non abbaia. Forse anche lui si è reso conto del fatto che oggi sono diventata una persona migliore o, più probabile, ha avuto dei problemi alle corde vocali (e, dato che sono diventata una persona migliore, ma da lì alla santità ancora ce ne vuole, la cosa non mi dispiace più di tanto).

L’unica considerazione che mi viene da fare su queste inquietanti casualità è il fatto che qualche strana divinità, che non so chi sia, dato che non sono una persona molto spirituale, ma che mi piace identificare in Dioniso, anche se d’istinto mi è venuto da pensare a Syd Barrett, dato che stavo ascoltando “Lucifer Sam” (ma qui si scade nel blasfemo, che è una delle mie cose preferite, ma in questo momento non mi sembra il caso), mi abbia voluta mettere alla prova facendomi incontrare la ex compagna di scuola apparentemente insignificante e che, successivamente, a prova superata, mi abbia voluta premiare. 

E poi ho pensato al fatto che forse sono cambiata davvero, forse addirittura in meglio, che se fino a ieri pensavo che l’unico vantaggio della maturità fosse quello di poter ascoltare musica tamarra senza più vergognartene, ho capito che imparare a rapportarsi con le persone, non più esclusivamente in base alle proprie necessità, può essere una cosa interessante e costruttiva.

Poi sono diventata troppo noiosa anche per me stessa e ho smesso di pensare.

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Anonymous asked: non è una domanda polemica, ma perché stai ancora su tumblr se critichi tanto?

Boh, probabilmente per il porno. 

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Non so se siano peggio le citazioni di Vasco Brondi (che anche basta nel 2014), quelle di Albert Camus in inglese (che almeno abbiate il buon gusto di tradurle in italiano, se non in francese, per non fare la parte dei pirla) o le foto dei polsi tagliati delle adolescenti wasted (che tanto, che c’avevate i problemi lo capivamo anche prima), che mi impestano la bacheca.

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euo:

"You don’t know me, you don’t want to know me… I’m just a character in your stupid film."
The Life Aquatic with Steve Zissou (2004) dir. Wes Anderson
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